In materia di guardie giurate volontarie e di guardie volontarie, è stata creata
una notevole confusione dai legislatori del passato che hanno legiferato senza
un preciso quadro di riferimento.
In passato erano regolate solo le guardie giurate private, lavoratori dipendenti
da privati; lentamente, per la caccia e per la pesca, vennero introdotte le
guardie giurate volontarie che però restavano in tutto soggette alle norme sulle
guardie giurate private. Esse non avevano alcuna tutela giuridica salvo quella
derivante dalla qualità di pubblico ufficiale che assumevano al momento di un
intervento nella materia loro affidata.
La normativa statale non si è discostata da questo quadro fino a tempi recenti.
La legge venatoria del 1939 stabiliva all’art. 68: la vigilanza sull'applicazione
della presente legge è affidata agli ufficiali ed agli agenti di polizia giudiziaria,
alle guardie giurate comunali e campestri, alle guardie dei consorzi
idraulici e forestali, e, in particolar modo, ai guardiacaccia dipendenti dai
comitati provinciali della caccia ed alle guardie giurate in servizio presso i
concessionari di bandite e di riserve.
È affidata, altresì, alle guardie private riconosciute ai termini della legge
di pubblica sicurezza ed alle guardie volontarie delle sezioni della federazione
italiana della caccia.
L’art. 69 aggiungeva: le sezioni della federazione italiana della caccia
hanno facoltà di chiedere al prefetto il riconoscimento, a termini della legge di
pubblica sicurezza, di guardie giurate volontarie, per quei soci che diano sicuro
affidamento di serietà e capacità e che intendano eseguire volontariamente
servizio di vigilanza venatoria. Tali guardie volontarie sono ammesse all'esercizio
delle loro funzioni solo dopo aver prestato giuramento ai sensi dell'art.
266 del regolamento 21 gennaio 1931-ix, n. 773.
La legge 2 agosto 1967, n. 799, art. 29 in materia venatoria così modificava
la norma: le associazioni venatorie di cui all'articolo 86 del testo unico hanno
facoltà di chiedere al prefetto, a termini della legge di pubblica sicurezza, il
riconoscimento di guardie giurate volontarie per quei soci che diano sicuro
affidamento di serietà e di capacità e che intendono eseguire volontariamente
servizio di vigilanza venatoria. dette guardie giurate sono equiparate, ad ogni
effetto, alle guardie volontarie.
La legge 27 dicembre 1977, n.968, art.27 regolava nuovamente la materia
scrivendo: la vigilanza sull'applicazione delle leggi venatorie è affidata agli
agenti venatori dipendenti degli enti delegati dalle regioni ed alle guardie volontarie
delle associazioni venatorie e protezionistiche nazionali riconosciute,
ai quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai termini delle
norme di pubblica sicurezza.
356
Detta vigilanza è,altresì, affidata agli ufficiali,sottufficiali e guardie del
corpo forestale dello stato,alle guardie addette a parchi nazionali e regionali,
agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria,alle guardie giurate comunali,
forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai termini della
legge di pubblica sicurezza.
Questa legge quindi faceva un passo indietro e non faceva più alcun cenno
di guardie volontarie prive della qualifica di guardia giurata.
L’articolo 27 della legge venatoria del 1992 recita:
La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali
è affidata:…..
b) alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione
ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio
nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute
dal Ministero dell'ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia
giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
Infine il citato D.L,vo 31 marzo 1998, n.112 trasferiva alle Regioni
a) il riconoscimento della nomina a guardia giurata degli agenti venatori
dipendenti dagli enti delegati dalle regioni e delle guardie volontarie delle associazioni
venatorie e protezionistiche nazionali riconosciute, di cui all'articolo
27 della legge 11 febbraio 1992, n. 157;
b) il riconoscimento della nomina di agenti giurati addetti alla sorveglianza
sulla pesca nelle acque interne e marittime, di cui all'articolo 31 del regio
decreto 8 ottobre 1931, n. 1604, e all'articolo 22 della legge 14 luglio 1965, n.
963;
Stando alla lettera della norma parrebbe che vi siano guardie giurate volontarie
e guardie volontarie sic et simpliciter, ma è una pura svista linguistica.
Come si vede le guardie volontarie non giurate compaiono e scompaiono misteriosamente
senza che nessuno si sia mai accorto delle incongruenze che ne
derivavano. Ma siccome la legge del 1992 fa riferimento solo a guardie volontarie
che siano anche guardie giurate, dovrebbe essere chiaro che la norma del
1998 non ha inteso derogare a questo principio.
Allo stato delle cose si deve perciò ritenere che non può esistere una
guardia volontaria che non abbia il decreto di guardia giurata, rilasciato
dal prefetto o dalla Regione, a seconda dei casi.
Si veda al riguardo, fra le tante, la legge regionale Lombardia 9/2005 che
prevede che le guardie volontarie siano prima di tutto guardie giurate.
La conclusione è che non esistono guardie volontarie che non siano anche
guardie giurate perché il potere di effettuare controlli e di redigere verbali
compete solo a chi sia munito del decreto di riconoscimento della qualità di
guardia giurata, rilasciato, a seconda dei casi dal prefetto o dalla Regione. Non
357
vi può essere un riconoscimento di incaricato di pubblico servizio o di pubblico
ufficiale in mancanza di un atto che riconosca e attesti tale qualifica.
Di conseguenza coloro che si costituiscono in associazioni di volontari, ma
sono privi del decreto di guardia giurata, rientrano (come certi gruppi di “Ranger”)
nella figura giuridica delle ronde. Vale a dire che il cittadino che pretende
di andare in giro ad insegnare l’ordine e la legge agli altri, prima di tutto deve
dimostrare di essere all’altezza di tale compito, di non avere disturbi psichici,
di essere incensurato e, cosa importante, deve indossare giubbotti che lo identifichino
chiaramente e a distanza come soggetto privo di qualsivoglia potere,
salvo quello di osservare (facoltà questa garantita dalla Costituzione, purché
non si rechi disturbo o molestia agli altri cittadini).
Pare cosa del tutto ovvia, sul piano logico e giuridico che non si possa operare
alcuna distinzione fra chi afferma di fare la ronda per tutelare la sicurezza
pubblica e chi afferma di fare la ronda per tutelare il cinghiale, anche perché
non ci si può basare sulle intenzioni, ma sui comportamenti di fatto.
Perciò alle guardie volontarie che non siano guardie giurate si applica integralmente
il Regolamento ministeriale 8 agosto 2009, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale di pari data e non possono portare alcuna divisa. Le guardie giurate
invece devono attenersi alle disposizioni del regolamento al TU Leggi di PS e
portare solo divise autorizzate dal prefetto. Rimane fermo il principio generale
per cui le divise non devono trarre in inganno il cittadino circa la qualifica e
poteri di chi hanno davanti; perciò le divise non devono essere confondibili con
quelle di agenti di PS e non devono recare gradi e stellette.
In materia di guardie giurate volontarie e di guardie volontarie, è stata creata
una notevole confusione dai legislatori del passato che hanno legiferato senza
un preciso quadro di riferimento.
In passato erano regolate solo le guardie giurate private, lavoratori dipendenti
da privati; lentamente, per la caccia e per la pesca, vennero introdotte le
guardie giurate volontarie che però restavano in tutto soggette alle norme sulle
guardie giurate private. Esse non avevano alcuna tutela giuridica salvo quella
derivante dalla qualità di pubblico ufficiale che assumevano al momento di un
intervento nella materia loro affidata.
La normativa statale non si è discostata da questo quadro fino a tempi recenti.
La legge venatoria del 1939 stabiliva all’art. 68: la vigilanza sull'applicazione
della presente legge è affidata agli ufficiali ed agli agenti di polizia giudiziaria,
alle guardie giurate comunali e campestri, alle guardie dei consorzi
idraulici e forestali, e, in particolar modo, ai guardiacaccia dipendenti dai
comitati provinciali della caccia ed alle guardie giurate in servizio presso i
concessionari di bandite e di riserve.
È affidata, altresì, alle guardie private riconosciute ai termini della legge
di pubblica sicurezza ed alle guardie volontarie delle sezioni della federazione
italiana della caccia.
L’art. 69 aggiungeva: le sezioni della federazione italiana della caccia
hanno facoltà di chiedere al prefetto il riconoscimento, a termini della legge di
pubblica sicurezza, di guardie giurate volontarie, per quei soci che diano sicuro
affidamento di serietà e capacità e che intendano eseguire volontariamente
servizio di vigilanza venatoria. Tali guardie volontarie sono ammesse all'esercizio
delle loro funzioni solo dopo aver prestato giuramento ai sensi dell'art.
266 del regolamento 21 gennaio 1931-ix, n. 773.
La legge 2 agosto 1967, n. 799, art. 29 in materia venatoria così modificava
la norma: le associazioni venatorie di cui all'articolo 86 del testo unico hanno
facoltà di chiedere al prefetto, a termini della legge di pubblica sicurezza, il
riconoscimento di guardie giurate volontarie per quei soci che diano sicuro
affidamento di serietà e di capacità e che intendono eseguire volontariamente
servizio di vigilanza venatoria. dette guardie giurate sono equiparate, ad ogni
effetto, alle guardie volontarie.
La legge 27 dicembre 1977, n.968, art.27 regolava nuovamente la materia
scrivendo: la vigilanza sull'applicazione delle leggi venatorie è affidata agli
agenti venatori dipendenti degli enti delegati dalle regioni ed alle guardie volontarie
delle associazioni venatorie e protezionistiche nazionali riconosciute,
ai quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai termini delle
norme di pubblica sicurezza.
356
Detta vigilanza è,altresì, affidata agli ufficiali,sottufficiali e guardie del
corpo forestale dello stato,alle guardie addette a parchi nazionali e regionali,
agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria,alle guardie giurate comunali,
forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai termini della
legge di pubblica sicurezza.
Questa legge quindi faceva un passo indietro e non faceva più alcun cenno
di guardie volontarie prive della qualifica di guardia giurata.
L’articolo 27 della legge venatoria del 1992 recita:
La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali
è affidata:…..
b) alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione
ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio
nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute
dal Ministero dell'ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia
giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
Infine il citato D.L,vo 31 marzo 1998, n.112 trasferiva alle Regioni
a) il riconoscimento della nomina a guardia giurata degli agenti venatori
dipendenti dagli enti delegati dalle regioni e delle guardie volontarie delle associazioni
venatorie e protezionistiche nazionali riconosciute, di cui all'articolo
27 della legge 11 febbraio 1992, n. 157;
b) il riconoscimento della nomina di agenti giurati addetti alla sorveglianza
sulla pesca nelle acque interne e marittime, di cui all'articolo 31 del regio
decreto 8 ottobre 1931, n. 1604, e all'articolo 22 della legge 14 luglio 1965, n.
963;
Stando alla lettera della norma parrebbe che vi siano guardie giurate volontarie
e guardie volontarie sic et simpliciter, ma è una pura svista linguistica.
Come si vede le guardie volontarie non giurate compaiono e scompaiono misteriosamente
senza che nessuno si sia mai accorto delle incongruenze che ne
derivavano. Ma siccome la legge del 1992 fa riferimento solo a guardie volontarie
che siano anche guardie giurate, dovrebbe essere chiaro che la norma del
1998 non ha inteso derogare a questo principio.
Allo stato delle cose si deve perciò ritenere che non può esistere una
guardia volontaria che non abbia il decreto di guardia giurata, rilasciato
dal prefetto o dalla Regione, a seconda dei casi.
Si veda al riguardo, fra le tante, la legge regionale Lombardia 9/2005 che
prevede che le guardie volontarie siano prima di tutto guardie giurate.
La conclusione è che non esistono guardie volontarie che non siano anche
guardie giurate perché il potere di effettuare controlli e di redigere verbali
compete solo a chi sia munito del decreto di riconoscimento della qualità di
guardia giurata, rilasciato, a seconda dei casi dal prefetto o dalla Regione. Non
357
vi può essere un riconoscimento di incaricato di pubblico servizio o di pubblico
ufficiale in mancanza di un atto che riconosca e attesti tale qualifica.
Di conseguenza coloro che si costituiscono in associazioni di volontari, ma
sono privi del decreto di guardia giurata, rientrano (come certi gruppi di “Ranger”)
nella figura giuridica delle ronde. Vale a dire che il cittadino che pretende
di andare in giro ad insegnare l’ordine e la legge agli altri, prima di tutto deve
dimostrare di essere all’altezza di tale compito, di non avere disturbi psichici,
di essere incensurato e, cosa importante, deve indossare giubbotti che lo identifichino
chiaramente e a distanza come soggetto privo di qualsivoglia potere,
salvo quello di osservare (facoltà questa garantita dalla Costituzione, purché
non si rechi disturbo o molestia agli altri cittadini).
Pare cosa del tutto ovvia, sul piano logico e giuridico che non si possa operare
alcuna distinzione fra chi afferma di fare la ronda per tutelare la sicurezza
pubblica e chi afferma di fare la ronda per tutelare il cinghiale, anche perché
non ci si può basare sulle intenzioni, ma sui comportamenti di fatto.
Perciò alle guardie volontarie che non siano guardie giurate si applica integralmente
il Regolamento ministeriale 8 agosto 2009, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale di pari data e non possono portare alcuna divisa. Le guardie giurate
invece devono attenersi alle disposizioni del regolamento al TU Leggi di PS e
portare solo divise autorizzate dal prefetto. Rimane fermo il principio generale
per cui le divise non devono trarre in inganno il cittadino circa la qualifica e
poteri di chi hanno davanti; perciò le divise non devono essere confondibili con
quelle di agenti di PS e non devono recare gradi e stellette.v
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